31 dicembre 2012

Rita Levi Montalcini (1909-2012)

Un piccolo omaggio ad una Grande Donna che resterà sempre un punto di riferimento per tutti noi che abbiamo nella Conoscenza, nei suoi metodi e nei suoi significati più profondi, il faro principale delle nostre vite.
"Il corpo faccia quello che vuole. Io non sono il corpo: io sono la mente".

28 dicembre 2012

I gufi giganti del Cretacico

Ben prima che Tolkien concepisse cinque eserciti in battaglia, la paleontologia dei theropodi aveva proposto un epico scontro tra il Maligno e ben Sette Città.
Andrews (1913) descrive i resti frammentari di theropode dal Cretacico Terminale della Transilvania romena ed istituisce un nuovo pelecaniforme, Elopteryx.
Elopteryx era basato su un frammento prossimale di femore e alcuni tibiotarsi distali.
Harrison e Walker (1975) rivalutano questi resti e concludono che i tibiotarsi non siano attribuibili alla stesso taxon del femore, che costituisce l'olotipo di Elopteryx. Vengono così istituiti due nuovi taxa per gli altrettanti morfotipi dei tibiotarsi: Bradycneme draculae (la pesante gamba del maligno) e Heptasteornis andrewsi (l'uccello delle setta città). Fa sempre piacere constatare che nella paleontologia esiste una gloriosa tradizione di nomi suggestivi. Harrison e Walker (1975) interpretano Bradycneme e Heptasteornis come due giganteschi strigiformi: in breve, dei gufi mesozoici alti due metri, in quanto identificano nei tibiotarsi dei caratteri tipicamente aviani e, in particolare, strigiformi.
Oggi, se qualcuno identificasse delle ossa mesozoiche con caratteri aviani, ma di dimensioni ben superiori alle ossa aviane attuali, come degli uccelli giganti, riceverebbe automaticamente delle generose critiche: e questo perché ormai è un concetto consolidato che la presenza di caratteri "aviani" non è prerogativa esclusiva degli aviani, dato che buona parte dei theropodi ha, in misura più o meno rilevante, delle caratteristiche "aviane". Pertanto, ossa frammentarie con attributi aviani ed età mesozoica non implicano automaticamente degli aviani, dato che la "avianità" è condizione necessaria ma non sufficiente per rendere un osso un aviano.
Già Brodkorb (1978) aveva messo in dubbio l'identità dei "gufi giganti" ritenendo più plausibile l'attribuizione di Bradycneme e Heptasteornis a theropodi non-aviani di dimensioni medio-piccole. Questa rivalutazione è stata confermata da vari autori, in modi più o meno articolati, tra cui Naish e Dyke (2004) che hanno analizzato le varie posizioni alternative proposte per Heptaspeornis concludendo che esso sia un alvarezsauride, in particolare sulla base della forma ed estensione del processo ascendente dell'astragalo. Va notato che sia Bradycneme ed Heptasteornis presentano un mix di caratteri presenti in Alvarezsaurus e nei Parvicursorinae, tra cui un solco trasversale intercondilare dell'astragalo, una qualche grado di fusione del tibiotarso, il processo ascendente che non si estende all'intera superficie craniale della tibia, l'incisione nel margine mediale del processo ascendente di Heptasteornis.
Immessi in Megamatrice, Bradycneme e Heptasteornis formano un clade con Zhongornis, e questo clade (che di fatto deve essere chiamato Bradycnemidae Harrison e Walker 1975) risulta il sister-group di Pygostylia. Se questo risultato fosse confermato, allora Harrison e Harris (1975) avevano in parte ragione: anche se non si tratta di gufi, i bradycnemidi erano effettivamente un clade di grandi uccelli mesozoici. Questa ipotesi non è poi del tutto campata per aria, se consideriamo che nel Maastrichtiano la regione transilvana era parte di una isola della tetide isolata dal continente, e nella quale vivevano forme di nanismo insulare a livello di sauropodi e hadrosauridi. Dato che gli uccelli nelle isole tendono al gigantismo, l'esistenza dei grandi bradycnemidi sarebbe del tutto compatibile con la loro paleobiogeografia.
Osservando i caratteri a sostegno della posizione di Bradycnemidae, noto che sono influenzati dalla presenza di Zhongornis, nonostante che l'unico carattere che lo colloca in quel clade sia una reversione (la quale, potenzialmente, è una condizione giovanile - ricordo al lettore distratto che Zhongornis è noto solo da un esemplare immaturo). Ho quindi effettuato una seconda analisi escludendo Zhongornis: in questo caso, i Bradycnemidae sono membri di Ornithothoraces (per la precisione, in Enantiornithes). Pertanto, anche rimuovendo l'eventuale disturbo dato dall'immaturità di Zhongornis, la conclusione generale dell'analisi permane: Bradycnemidae come aviali.

Bibliografia:
Andrews, C.W. (1913) On some bird remains from the Upper Cretaceous of Transylvania. Geological Magazine 10: 193-196.
Harrison, C.J.O. and Walker, C.A. (1975) The Bradycnemidae, a new family of owls from the Upper Cretaceous of Romania. Palaeontology 18(3): 563-570.
Brodkorb, Pierce (1978): Catalogue of fossil birds, Part 5 (Passeriformes). Bulletin of the Florida State Museum, Biological Sciences 23(3): 139-228.
Naish, Darren & Dyke, Gareth J. (2004): Heptasteornis was no ornithomimid, troodontid, dromaeosaurid or owl: the first alvarezsaurid (Dinosauria: Theropoda) from Europe. Neues Jahrbuch für Geologie und Paläontologie Monatshefte 7: 385-401.

27 dicembre 2012

Il 2012 dei Theropodi

Probabilmente, il theropode più famoso del 2012
Come da tradizione, ecco il post tardo-dicembrino che riporta gli eventi theropodologici (mesozoici) dell'anno che sta per chiudersi.

Un paio di taxa pubblicati online nel 2011 hanno ricevono la descrizione ufficiale all'inizio del 2012: Bonapartenykus e Jeholornis palmapenis.
In Gennaio, Martin et al. (2012) istituiscono un nuovo genere di hesperornithide, Brodavis.
In Febbraio, viene descritto un nuovo euornithino basale squisitamente conservato, Schizooura lii (Zhang et al. 2012).
In Aprile, Allain et al. (2012) descrivono un nuovo megalosauroide spinosauride dal Laos, Ichthyovenator laosensis. Nello stesso mese, un possibile secondo spinosauro è istituito sulla base di un dente dalla Formazione Tendaguru, Ostafrikasaurus crassiserratus (Buffetaut 2012). A mio avviso, tale esemplare è probabilmente da riferire ad un Ceratosauridae e non sarebbe quindi un taxon valido. Sempre in Aprile, Xu et al. (2012) ridescrivono un esemplare riferito precedentemente a Saurornithoides e istituiscono Philovenator curriei: questo taxon potrebbe essere sinonimo di Linhevenator. Nello stesso mese, riceve grande risalto la pubblicazione di un nuovo tyrannosauroide di grande dimensione dal Cretacico Inferiore cinese, Yutyrannus huali (Xu et al. 2012), caratterizzato dal preservare abbondante traccia del tegumento filamentoso proto-piumato.
In Maggio, viene pubblicato uno dei più antichi e meglio conservati tra gli abelisauroidi, Eoabelisaurus mefi (Pol e Rauhut 2012). Hu et al. (2012) istituiscono un nuovo ornithothoracino con un interessante mix di caratteri "euorniti" e "enantiorniti": Xiangornis shenmi. Nello stesso mese, Gong et al. (2012) descrivono una nuova specie di Microraptor, M. hanqingi, che a mio avviso potrebbe essere un sinonimo di M. zhaoianus basato su un esemplare maturo. Inoltre, Senter et al. (2012) descrivono un dromaeosauridae frammentario dal Cretacico Inferiore degli USA ed istituiscono Yurgovuchia doellingi.
In Luglio, viene pubblicato un nuovo ornithomimosauro basale, Hexing qingyi (Godefroit et al. 2012). Nello stesso mese, Rauhut et al. (2012) descrivono un esemplare giovanile di Orionides (forse megalosauroide, sebbene io propenda per una posizione basale in Coelurosauria), Sciurumimus albersdoerferi, caratterizzato da una estesa copertura di filamenti proto-piumati.
In Agosto, viene istituito Bicentenaria argentina (Novas et al. 2012), un coelurosauro basale dall'inizio del Cretacico Superiore della Patagonia; ed un nuovo maniraptoro dal Cretacico Inferiore degli USA, Martharaptor greenriverensis (Senter et al. 2012).
In Ottobre, Makovichy et al. (2012) istituiscono il nuovo coelurosauro alvarezsauroide patagonico, Alnashetri cerropolicensis. Nello stesso mese, viene istituito un nuovo enantiornithino con possibili affinità longipterygidi, Shengjingornis yangi (Li et al. 2012). Alla fine del mese, Cau et al. (2012) istituiscono il nuovo carcharodontosauridae basale Sauroniops pachytholus.


Bibliografia:
Gong, E.-P., Martin, L. D., Burnham, D.A., Falk, A.R. and Hou, L.-H. (2012). A new species of Microraptor from the Jehol Biota of northeastern China. Palaeoworld 21:81-91.
Hu, D., Xu, X., Hou, L., and Sullivan, C. (2012). A new enantiornithine bird from the Lower Cretaceous of Western Liaoning, China, and its implications for early avian evolution. Journal of Vertebrate Paleontology 32(3): 639-645. 
Martin, L.D., Kurochkin, E.N. and Tokaryk, T.T.  (2012). A new evolutionary lineage of diving birds from the Late Cretaceous of North America and Asia. Palaeoworld 21.

26 dicembre 2012

Meleagris in Megamatrice

Adulto di Meleagris gallopavo, l'unico rappresentante vivente degli OTU di Megamatrice (fonte)

In principio, CoeluroMatrice, l'antenato di Megamatrice, includeva vari taxa sopragenerici. Tra questi, Neornithes (anche noto come Aves sensu stricto), l'unico taxon dell'analisi ancora vivente.
Con la graduale espansione di CoeluroMatrice in forma di Megamatrice, tutti i taxa sopragenerici furono disgregati in uno o più generi: questa strategia aveva l'obiettivo di ridurre al minimo (se non annullare) qualsiasi a priori sulla composizione dei cladi e sulle loro codifiche.
Ad esempio, se si include un taxon chiamato "Tyrannosauridae" e lo si codifica sulla base delle caratteristiche di Albertosaurus e Tyrannosaurus, si assumono due ipotesi senza poterle verificare nell'analisi:
1- che Albertosaurus e Tyrannosaurus siano più imparentati tra loro che con ogni altro taxon incluso.
2- che Albertosaurus e Tyrannosaurus manifestino la condizione primitiva del loro più recente antenato comune.
Tuttavia, lo scopo di Megamatrice è di testare anche ipotesi di quel tipo, e quindi non può usare "Tyrannosauridae" (che, va ricordato, è un'ipotesi riassumibile col punto "1" elencato sopra), ma deve usare singoli taxa la cui monofilia sia supportata (ad esempio, utilizzando solo specie o generi monospecifici i quali siano fondati su una robusta ipotesi sistematica).
Pertanto, col tempo Megamatrice è stata depurata progressivamente dei taxa sopragenerici, e difatti ad oggi nessun taxon incluso è di livello superiore al genere (non entro qui nella diatriba di cosa sia un genere, per gli scopi della mia analisi, un genere è operativamente equivalente alla specie).
Neornithes fu eliminato lo scorso anno, e sostituito con Vegavis. Tuttavia, Vegavis è relativamente frammentario rispetto all'OTU originario Neornithes, sebbene sia teoricamente superiore, dato che Neornithes così come inserito era un taxon immaginario, essendo codificato assemblando le codifiche di vari neornithi (in maggioranza Gallus, Anas e Crypturellus). Per questo, da tempo stavo valutando di includere (almeno) un aviano vivente, pur con il rischio di introdurre un potenziale attrattore del ramo lungo olocenico in un'analisi di taxa mesozoici, ma con il sicuro vantaggio di includere un taxon completo e codificabile per molti caratteri (ad esclusione di quelli inapplicabili, ad esempio quelli sulla dentatura, non codificabili in un taxon privo di denti quale è ogni aviano). Alla fine, la mia scelta è andata su Meleagris (il genere al quale appartiene il tacchino), del quale dispongo una ricca documentazione osteologica.
L'inclusione di Meleagris in Megamatrice ha migliorato significativamente la risoluzione in Ornithothoraces e Euornithes.
Che sia l'inizio dell'espansione di Megamatrice nel crown-group?

24 dicembre 2012

Piksi [Aggiornamento di [Aggiornamento]]

Siccome è la vigilia di Natale, vi parlerò di un tema molto natalizio.
Varricchio (2002) descrive i resti frammentari di un piccolo theropode dal Cretacico Superiore del Montana (USA), ed istituisce Piksi barbarulna.
I resti dell'unico esemplare di Piksi sono costituiti dalla parte distale di un omero e dalla parte prossimale di ulna e radio, in associazione ed articolazione. Nonostante la limitatezza dei resti, Piksi è diagnosticabile per la morfologia unica della parte distale dell'omero, che comprende un condilo dorsale più ampio del ventrale, una processo flessorio prominente e da una fossa olecranica bordata prossimalmente da una cresta che confluisce col processo flessorio.
Data la frammentarietà dell'unico esemplare, Varricchio (2002) attribuisce Piksi a Ornithothoraces senza ulteriore risoluzione, pur notando delle affinitià coi Galliformes.
Sebbene concordi che Piksi sia un Avialae, va sottolineato che l'analisi di Varricchio (2002) è estremamente poco campionata fuori da Aves/Neornithes, e include solamente Neuquenornis come ingroup non-euornithino.
Immesso in Megamatrice, Piksi risulta un Jeholornithidae, sister taxon di Rahonavis (che in Megamatrice non risulta né dromaeosauride né unenlagiino). Caratteri a sostegno di questa interpretazione sono la ridotta estensione degli epicondili dell'omero (assumendo che gli omeri distali riferiti a Rahonavis appartengano a questo taxon, come argomentato da O'Connor e Forster 2010), la presenza di un processo flessorio limitato lateralmente, e la presenza di una cresta che delimita prossimalmente la fossa olecranica. 
Parti distali di omeri di Piksi e dell'esemplare riferito a Rahonavis. Rahonavis invertito rispetto all'immagine in O'Connor e Forster (2010), per facilitare la comparazione con Piksi.

Questo risultato è estremamente interessante, e se confermato implicherebbe l'estensione del range geografico della linea di Rahonavis nel Laurasia, oltre che la presenza di un quarto clade di paraviani nel Campaniano del Nordamerica, dopo Ornithothoraces, Dromaeosauridae e Troodontidae. 
In analogia con quanto discusso con Hesperonychus, se Rahonavis e Piksi risulteranno effettivamente imparentati e membri di Jeholornithidae, questo ultimo sarebbe il secondo clade "tipico" del Biota Jehol rinvenuto nel Campaniano nordamericano, a conferma che la distribuzione dei cladi costituiti da esemplari relativamente fragili dal punto di vista tafonomico è fortemente vincolata dalle Lagerstatten note.
Quanto sarebbe plausibile questo scenario? Per prima cosa, occorre valutare su quali basi (caratteri e condizioni) esso è fondato. Il risultato inatteso di questa analisi, proprio per la sua "inaspettatezza", mi ha portato, infatti, a dubitarne. La frammentarietà di Piksi, unita al fatto che la sua relazione di sister-taxon con Rahonavis fosse dovuta in buona parte a reversioni, mi ha indotto a cercare ulteriori caratteri e codifiche per aumentare quanto possibile la quantità di informazione per determinarne le affinità.
Ho quindi incluso un nuovo carattere ed ho ridefinito un paio di caratteri della regione distale dell'omero, al fine di avere una maggiore risoluzione della variabilità di questa parte dello scheletro tra gli aviali.
Il nuovo risultato dell'analisi ha spostato Piksi in una posizione più in linea con l'interpretazione originaria di Varricchio (2002) e che non produce la interpretazione eterodossa che avevo discusso prima. Nella nuova topologia aggiornata, Piksi è un Ornithuromorpha Ichthyornithiformes, prossimo a Iaceornis e Teviornis. Tale risultato non produce le reversioni e le omoplasie della precedente ipotesi, ed è quindi da considerare più plausibile, al netto dei dati attualmente noti.
Posizione di Piksi in Euornithes secondo la versione più recente di Megamatrice.

Aggiornamento dell'aggiornamento: Pare che il destino di Piksi sia ancora da definire: come mi segnala in un commento un lettore, è in pubblicazione una rivalutazione di Piksi che lo rimuoverebbe da Theropoda, per ricollocarlo in Pterosauria. Vi aggiornerò sullo studio non appena sarà disponibile.


Bibliografia: 
O'Connor, P.M., and Forster, C.A. (2010). A Late Cretaceous (Maastrichtian) avifauna from the Maevarano Formation, Madagascar. Journal of Vertebrate Paleontology 30(4): 1178-1201.
Varricchio, D.J. (2002). A new bird from the Upper Cretaceous Two Medicine Formation of Montana. Canadian Journal of Earth Sciences 39(1): 19–26.

23 dicembre 2012

Recensione di "A Field Guide to Mesozoic Birds and other Winged Dinosaurs" di M.P. Martyniuk

Se questo blog esiste, è per merito della "Rivoluzione Piumata" iniziata a metà degli anni '90 del XX secolo. Tra il 1999 ed il 2000, dovetti decidere il tema della mia tesi di laurea, e dopo aver constatato che nessun progetto esistente nel mio dipartimento era lontanamente interessante (anzi, niente era lontanamente paleontologico!) decisi di dedicare il tempo ed il tema della tesi a qualcosa di veramente interessante, innovativo e che avesse un respiro più ampio e generale della catalogazione di denti di arvicole appenninica (con tutto rispetto per chi fa queste cose...). Decisi quindi di svolgere una tesi in modo autonomo, slegata dalle ricerche della mia università, usando metodologie e concetti quasi del tutto assenti dal panorama paleontologico italiano. Fu così che iniziai, seriamente ed in modo metodico, a studiare l'anatomia dei theropodi mesozoici e ad interessarmi alle loro relazioni evolutive, allora prettamente per chiarire le origini degli uccelli, in seguito per costruire un'unica struttura filogenetica per l'intero clade. Fu così che diventati quel borioso blogger e paleontologo che alcuni di voi conoscono...
Se, come me, siete appassionati all'origine degli uccelli, ma non volete perdere 12 anni dietro a descrizioni osteologiche e codifiche matriciali (anche per non diventare come me), esiste un bel libro, il quale, mescolando sagacemente concetti scientifici con tono divulgativo ma rigoroso, e un'ispirata mano paleoartistica, vi accompagna nel mondo dei dinosauri "veramente piumati" (tecnicamente, gli Aviremigia, o Aves sensu Charig: gli animali con penne remiganti) e si propone come una "guida sul campo" in una immaginaria escursione per l'avifauna mesozoica.
A Field Guide to Mesozoic Birds and other Winged Dinosaurs, dell'editore Panaves (omen nomen!), scritto ed illustrato da M. "Dinogoss" Martyniuk, è un piacevole libro di circa 200 pagine, suddiviso in due parti principali.
Nella parte introduttiva, l'autore espone il concetto di "uccello", e come questo termine vernacolare si possa applicare coerentemente alle attuali conoscenze scientifiche. La conclusione di Martyniuk è che "uccello" sia equivalente a "appartenente ad Aviremigia", e che pertanto non solo i "classici uccelli" (gli Avialae) siano da chiamare "uccelli" ma anche gli oviraptorosauri (Caenagnathiformi, usando la nomenclatura del libro) ed i deinonychosauri, e potenzialmente anche altri coelurosauri, qualora risultassero portatori di vere penne remiganti. Effettivamente, se Microraptor o Caudipteryx fossero viventi, sono sicuro che il 99% delle persone non-paleontologhe li chiamerebbero "uccelli", dato che i loro corpi erano copiosamente piumati.
Una volta introdotti i protagonisti del libro, l'autore fornisce al lettore le necessarie basi teoriche e concettuali con le quali affrontare il tema principale. In particolare, ho apprezzato molto la parte nella quale Martyniuk discute delle più probabili colorazioni deducibili in base alle prove dirette, alle inferenze filogenetiche e alle fonti alimentari (molti pigmenti sono ottenibili dagli animali solamente dal cibo: ciò vincola il tipo di colorazione possibile alle abitudini alimentari).
Nella parte principale del libro, l'autore fornisce una carrellata di Maniraptora, dei quali elenca le caratteristiche principali, corredata da una ricostruzione in vivo a colori. Lo stile artistico di Martyniuk è molto naturalistico, qualcosa di raro di questi tempi, dove spesso vediamo i dinosauri ritratti in modi eccessivamente "mostruosi" o impostati in modo troppo "drammatico", con il risultato di darci creature fantastiche ma poco plausibili sul piano del realismo. 
Al contrario, Martyniuk ha colto in pieno il senso profondo della "Rivoluzione Piumata", ovvero che la continuità morfologica, evolutiva e biologica tra aviani moderni e maniraptori mesozoici deve imporre ai paleoartisti di impostare la loro mente, occhio e mano - nell'atto di dare forma ai maniraptori - come se stessero dipingendo degli uccelli, e non come dei mostri preistorici ricoperti di piume.
Siccome io sono un patito degli enantiorniti, ho molto apprezzato la serie di ricostruzioni di questi theropodi, presente nel libro: c'è anche Enantiophoenix! La sua ricostruzione del "mio" piccolo enantiornite è davvero pregevole, e da oggi sarà la "versione ufficiale" di E. electrophyla!
Forse l'unico neo dell'opera è la parte tassonomica: l'autore precisa che, in attesa della versione ufficiale del PhyloCode, i nomi dei cladi di Theropoda sono in una sorta di limbo, ma al tempo stesso propone una serie di nomi che, sebbene siano corretti con le regole del PhyloCode, sono molto poco usati fuori dalla cerchia di coloro che si interessano di tassonomia dinosauriana: ad esempio, usare Deinondontoidea al posto di Tyrannosauroidea, oppure Ornithodesmidae al posto di Dromaeosauridae, è stato, a mio avviso, una soluzione controproducente, considerando il potenziale target di lettori, molti dei quali non sono tassonomi cladisti, e probabilmente resteranno disorientati da nomi oscuri, sovente mai usati nella letteratura degli ultimi 50 anni.

Concludendo, "A Field Guide to Mesozoic Birds and other Winged Dinosaurs" di M.P. Martyniuk è un piccolo gioiello di divulgazione paleontologica, che consiglio a tutti coloro che vogliano non solo apprendere in modo chiaro i concetti fondamentali dalla "maniraptorologia", ma anche gustare, finalmente, delle ricostruzioni accurate e piacevolmente realistiche di molte specie di Maniraptora, molte delle quali spesso bistrattate perché non sono gigantesche o armate di denti incrassati.


21 dicembre 2012

Cervello di Therizinosauro!

Oggi è la data farlocca che tutti attendevano da tanto tempo per confermare la propria creduloneria. Secondo alcuni, oggi sarebbe dovuta avvenire la (trentesima?) fine del mondo. Altri, più modestamente, si aspettavano una apocalisse di zombie. Gli zombie, si sa, amano mangiare il cervello dei vivi. I paleontologi, si sa, amano studiare i cervelli dei fossili.
E cos'è più gustoso del cervello di un dinosauro? Anzi, il calco endocranico, per essere corretti.
Lautenschlager et al. (2012) hanno analizzato tramite metodi radiometrici non invasivi la struttura interna dei neurocrani meglio conservati appartenenti a Therizinosauria. I taxa analizzati sono Erlikosaurus* (il cui cranio olotipico è attualmente uno dei meglio conservati tra i maniraptori basali), un neurocranio parziale di Nothronychus mckinleyi e due neurocrani parziali di Falcarius.
Ricordo al lettore distratto che le impronte endocraniche non corrispondono necessariamente alla impronta del cervello, dato che all'interno della cavità endocranica alloggiavano anche tessuti connettivi e di protezione del cervello stesso. Qualora sulla superficie interna delle ossa che formano la cavità cranica siano presenti le impronte dei vasi sanguigni e delle anse cerebrali, allora si più ragionevolmente parlare, almeno per quella parte della cavità, di una genuina impronta del cervello.
Le analisi di Lautenschlager et al. (2012) hanno permesso di identificare i principali nervi cranici, la posizione, forma ed inclinazione dell'orecchio interno, e stimare la proporzione delle varie aree cerebrali. Alcuni di questi dettagli sono utili per Megamatrice, e difatti ho potuto aggiornare alcune codifiche per questi tre taxa nella mia analisi.
Il risultato delle analisi mostra una morfologia consistente con ciò che ci aspetteremmo da una cavità endocranica per un maniraptoro basale. Si osserva una discreta espansione del telencefalo, associata alla presenza di un bulbo olfattorio importante, che implica un ruolo significativo dell'olfatto in questi animali. La stuttura dell'orecchio interno è compatibile con la ricezione di frequenze medio-basse. La regione oculare non risulta particolarmente prominente. 
Questo mix di caratteri induce gli autori a considerare Erlikosaurus (l'esemplare più completo) e di conseguenza probabilmente anche gli altri therizinosauri, come animali prettamente diurni, con un olfatto ed udito ben sviluppati. Va detto che queste interpretazioni sono - ovviamente, date le informazioni disponibili - piuttosto generiche e non possono spingersi più in là di mere categorizzazioni qualitative. Aldilà di queste conclusioni, lo studio di Lautenschlager et al. (2012) è pregevole sul piano anatomico-morfologico, che poi è quello che interessa maggiormente gli zombie come me...


*C'è una diatriba sul nome "Erlikosaurus", se sia quello corretto o se invece sia "Erlicosaurus". In questo post uso il termine usato da Lautenschlageret al. (2012).

Bibliografia:
Lautenschlager S, Rayfield EJ, Altangerel P, Zanno LE, Witmer LM (2012) The Endocranial Anatomy of Therizinosauria and Its Implications for Sensory and Cognitive Function. PLoS ONE 7(12): e52289. doi:10.1371/journal.pone.0052289

19 dicembre 2012

Maniraptor attacks? [AGGIORNAMENTO]


Quando pensiamo ad un theropode predatore che attacca un essere umano, pensiamo quasi sicuramente a film come Jurassic Park, o a pessime ricostruzione di fantascienza di serie B vintage in cui gli uomini delle caverne fronteggiano un allosauro di gomma...
Eppure, la realtà non è da meno in quanto a terrificante pericolosità: proprio oggi è la notizia che un Homo sapiens è stato attaccato da un Maniraptora predatore di grosse dimensioni: a Montreal, dove un bambino è stato attaccato da un aquila dorata, che per alcuni secondi l'ha afferrato e sollevato da terra prima di mollare la presa. Mi domando come sarebbe andata a finire la scena se non ci fosse stato qualche adulto vicino... [Ma leggete in fondo al post un possibile colpo di scena finale...]
Scene come queste non sono per niente anomale, ma anzi, caratterizzano la storia umana fin dalle sue remote origini. Il famoso "bambino di Taung", il primo esemplare di australopitecino scoperto al mondo, è un cranio di un giovanissimo Australopithecus africanus che reca i segni caratteristici di un attacco mortale. Berger (2006) ha dimostrato che il cranio presenta i fori prodotti dagli artigli di un grosso rapace, secondo la medesima modalità di attacco con cui, oggi, i grandi rapaci africani uccidono e trascinano via le scimmie. 
Evidentemente, certe scene non vanno mai fuori moda.
Pertanto, per avere un parco con feroci dinosauri predatori che attaccano le persone, non occorre andare in Costa Rica...

AGGIORNAMENTO: esiste la possibilità che il video sia un falso. Perlomeno, ci resta il fossile del bambino di Taung come prova non falsificata...
Ringrazio Imalatidimente per la segnalazione.
SECONDO AGGIORNAMENTO: Il video risulterebbe un falso.

18 dicembre 2012

Sondaggio: una rivista paleontologica dovrebbe...

Come avrete notato, nella barra laterale è presente un sondaggio. Il tema del sondaggio è l'insieme delle caratteristiche che dovrebbe avere una rivista paleontologica per essere interessante ed accattivante, almeno per voi che votate il sondaggio. Il sondaggio è rivolto prettamente agli italiani, per i quali, a differenza di quanto accade all'estero, la produzione di riviste specializzate in temi paleontologici in Italia è piuttosto carente. Tuttavia, chiunque può votare.
Da questo sondaggio trarrò delle conclusioni per un futuro post.
Potete votare più di una opzione: avete tempo fino alla fine del 2012 (che non sarà il 21, bensì, come sempre, il 31...).
La lista proposta è probabilmente non esaustiva: se avete in mente altri aspetti non elencati nel sondaggio, potete proporli commentando questo post.

15 dicembre 2012

Un nuovo sauropode con "quella faccia un po' così"

In questi giorni, è stato pubblicato un nuovo sauropode diplodocide dalla Formazione Morrison (USA), Kaatedocus siberi (Tschopp e Mateus 2012).
Ho conosciuto il primo autore dello studio, Emanuel Tschoop, ad un APPI Day di un paio di anni fa, e sapevo che era impegnato nello studio di nuovo materiale sauropode giurassico, quindi gli faccio le  mie sentite congratulazioni per l'ottimo esito dei suoi studi!
Ero a conoscenza dello studio anche perché sapevo che il nostro stakanovista paleartista Davide Bonadonna era stato ingaggiato per la rappresentazione iconografica di questo nuovo dinosauro, il quale mi aveva mostrato alcuni bozzetti delle opere che stava realizzando.
Qui sopra, una delle opere, la ricostruzione della testa, inclusa nella pubblicazione.

Bibliografia:
Tschopp, E.; Mateus, O. V. (2012). The skull and neck of a new flagellicaudatan sauropod from the Morrison Formation and its implication for the evolution and ontogeny of diplodocid dinosaurs. Journal of Systematic Palaeontology: 1. doi:10.1080/14772019.2012.746589


12 dicembre 2012

La scoperta paleontologica dell'anno?

Perché amiamo la paleontologia? Perché ci proietta in mondi totalmente aldilà della quotidianità, e riduce le piccolezze grette ed effimere che saturano le nostre vive alla loro corretta, infima, dimensione.
Non tutte le scoperte paleontologiche hanno la stessa importanza e valore. 
Un nuovo theropode, e sono il primo a dirlo, è poco più che un aneddoto per un club limitato di appassionati. Altre scoperte, invece, hanno il peso della rivoluzione paradigmatica, perché modificano in modo profondo e significativo pilastri importanti dell'impalcatura conoscitiva sulla quale abbiamo edificato la risposta scientifica alle domande più profonde sulla nostra esistenza. Come tali, esse richiedono indagini approfondite e controlli rigorosi, i quali, anche nel caso di una successiva smentita di tale scoperta, possono contribuire al progresso delle tecniche di studio, possono rivoluzionare essi stessi le nostre metodologie di indagine, o raffinare il nostro modo di leggere i dati. 
Il bello della scienza è proprio in questo perpetuo mettersi in gioco, e nel trarre da queste sfide con sé stessa nuove prospettive di crescita.

La storia della vita sulla Terra è suddivisibile in tre fasi principali: la prima e più lunga fase, quella caratterizzata esclusivamente dai procarioti Archeani; la seconda, in cui evolvono i primi eucarioti e successivamente le prime forme pluricellulari, alla fine del Proterozoico; e la terza, quella più nota, caratterizzata dalla "vita moderna", nel Fanerozoico.
Una rappresentazione classica del biota Vendiano (o "fauna Ediacariana")
Una delle fasi più enigmatiche della storia della vita sulla Terra è relativa all'ultimo periodo del Proterozoico, il Vendiano, noto per la misteriosa "fauna" di Ediacara, caratterizzata dai Vendobionti. Questi organismi pluricellulari, la cui struttura anatomica differisce da quella dei pluricellulari attuali, al punto che è incerto se siano riconducibili ai metazoi (gli animali), ai funghi o siano linee evolutive distinte originatesi indipendentemente a partire da un antenato unicellulare eucariota, presentano un piano di organizzazione corporeo unico, nella maggioranza dei casi sviluppato come strutture sessili, peduncolate o appiattite. Erano animali? Erano individui singoli o colonie? Il fatto che siano scomparsi da 550 milioni di anni non contribuisce a risolvere l'enigma.
Sebbene sia controverso a quale gruppo biologico collegare i vendobionti, e dove si inseriscano nella filogenesi degli eucarioti, tutti concordano nell'interpretazione ecologica di questi organismi, come esseri bentonici che abitavano il fondale di bassi bacini marini.
Una delle interpretazioni più eterodosse dei vendobionti è quella di Retallack (1994), secondo cui questi fossili sarebbero dei licheni, ovvero una forma di simbiosi tra alghe e funghi, un'ipotesi successivamente contestata (Waggoner 1995) e che è sempre rimasta minoritaria.
Una riproposizione radicale dell'ipotesi di Retallack (1994) è stata pubblicata oggi dallo stesso autore (Retallack 2012) il quale, sulla base di un'indagine prettamente geologica e sedimentologica, sostiene che il sedimento nel quale sono preservati alcuni vendobioni australiani sarebbe un paleo-suolo, quindi un terreno formatosi in ambiente subaereo (ovvero, fuori dall'acqua), in particolare analogo alle condizioni freddo-aride in cui oggi prosperano i licheni. In breve, Retallack (2012) ipotizza che non solo i vendobionti siano licheni, ma che questi rappresentino la primissima invasione delle terre emerse, avvenuta nel Vendiano, 600 milioni di anni fa!
Se confermata, sarebbe una scoperta tra le più importanti nel campo paleontologico degli ultimi decenni: non solo spiegherebbe la natura degli enigmatici vendobionti, non solo retrodaterebbe di quasi 100 milioni di anni le primissime forme di vita sulla terraferma, ma implicherebbe uno scenario del tutto inatteso e radicale nella fase della storia del pianeta precedente la grande radiazione adattativa Cambriana, da cui discendono tutti gli animali, noi compresi. 
Quanto è plausibile questa radicale rivalutazione dei vendobionti? Dobbiamo iniziare a immaginarci questi organismi come un tappeto "alieno" sulla superficie altresì brulla dei continenti proterozoici? Sarebbe una rivoluzione iconografica veramente inattesa, a tratti fantascientifica.
Ovviamente, affermazioni straordinarie richiedono evidenze straordinarie. Come hanno sottolineato le critiche pubblicate nello stesso numero di Nature che questa settimana pubblica l'ipotesi di Retallack (2012), questo scenario non esclude che i vendobionti siano (anche) acquatici, e quindi indebolisce la necessità di avere questi organismi fuori dall'acqua, come invece sarebbe se il modello escludesse categoricamente una componente marina per i vendobionti. Se una parte dei vendobionti "rimane acquatica" anche nel modello di Retallack (2012), a che scopo ipotizzarne qualcuno subaereo?
In ogni caso, certi fossili di vendobionti sono depositati in sedimenti indiscutibilmente marini, e ciò non può essere messo in dubbio senza ricorrere a ipotesi troppo azzardate ed ad hoc, mentre le evidenze di "paleosuolo" proposte da Retallack (2012) sono al più da considerare come ambigue, dato che non escludono alternative convenzionali riconducibili ad ambiente marino o a modificazioni avvenute successivamente sui sedimenti, che quindi non avrebbero alcun valore nel dirci le condizione originarie dell'ambiente in cui si formarono quei sedimenti.
In breve, per quanto radicale ed affascinante, questa nuova ipotesi non risolve tutti i problemi precedenti, e ne crea di nuovi. Ciò, nella logica delle ipotesi scientifiche, è un punto di grande debolezza. Nondimeno, l'ipotesi di Retallack ha il pregio di spingere i paleontologi del Proterozoico verso ambiti finora poco affrontati, come le evidenze di paleosuoli e la presenza dei licheni.
La questione sull'origine dei vendobionti rimane quindi aperta, così come la data e l'identità delle primissime forme di vita subaeree.

Bibliografia:

Retallack, G.J. (1994). Were the Ediacaran fossils lichens?. Paleobiology 20 (4): 523–544. 
Waggoner, B.M. (1995). Ediacaran Lichens: A Critique. Paleobiology 21 (3): 393–397.
Retallack, G.J. (2012). Ediacaran life on land. Nature doi:10.1038/nature11777

10 dicembre 2012

Una Nuova Era Paleoartistica?

L'ipertofica gorgiera pneumatizzata di Apatosaurus (opera di Troco).
La paleo-blogosfera in lingua inglese è in questi giorni attraversata da commenti unanimamente positivi verso la pubblicazione di All Yesterdays (Conway, Kosemen e Naish 2012).

In molti hanno rimarcato la novità iconografica rappresentata da questo libro.
Ciò è senza dubbio corretto, ed anzi riconosco che l'opera, della quale è possibile vedere alcune immagini online, rappresenti una netta e dichiarata cesura con quella che gli stessi autori hanno chiamato "L'Era di [Gregory S.] Paul".
Tuttavia, noto con rammarico che tutti i commentatori sembrino ignorare il fatto che All Yesterdays non sia il "fondatore" di una "nuova era" ma che piuttosto esso sia il rappresentante meglio noto, quello dichiaratamente ed esplicitamente più evidente, di una nuova tendenza che non si esaurisce con questo libro.
Non voglio apparire partigiano, provinciale e autarchico nel dichiarare quanto segue, ma trovo che, come spesso accade, l'universo paleontologico anglosassone tenda ad essere eccessivamente monopolistico ed autoreferente, ed a dimenticare che esistano anche altre "aree" del mondo paleontologico e paleoartistico, sebbene sicuramente più piccole, ma non meno creative, e non meno innovative.
In All Yesterdays, gli autori propongono di superare gli stereotipi, le icone ed i canoni della paleoarte "dominante", originata da Bakker e Paul e diffusa a livello planetario da Jurassic Park, e di cercare di esprimere anche visioni e modelli alternativi, ugualmente validi in base alle conoscenze scientifiche attuali.
I lettori fissi di Theropoda.blogspot riconosceranno nella frase precedente un tema-chiave di questo blog.
Da anni, io critico gli stereotipi ed i modelli del bakkerismo-paulismo. L'ho fatto con le ipotesi scientifiche e con le rappresentazioni paleoartistiche. Ho analizzato e criticato quelli che erano luoghi comuni ormai "dogmatici", come, ad esempio, la spietata caccia di gruppo dei dromaeosauridi, o l'idea che gli ornithopodi fossero poco più che "pacifiche pecore giganti", invece che creature potenzialmente aggressive e pericolose. Ho proposto scenari non-convenzionali per i dinosauri dell'ultima generazione: come Majungasaurus "anfibio", oviraptoridi semiacquatici, o scansoriopterygidi muniti di patagio. Ho proposto un folto piumaggio nei tyrannosauridi ben prima della scoperta di Yutyrannus, con risultati iconografici prima di allora mai visti, come gli arti anteriori dei tyrannosauri "nascosti" dal piumaggio, in una posa naturale e non "schizofrenicamente aggressiva".
Un Tyrannosauridae non-anoressico, completamente piumato, che non ruggisce, e con le braccia nascoste sotto le piume...

E non sono il solo ad aver proposto una nuova iconografia dei dinosauri. 
Troco, nella sua profonda sensibilità di artista naturalista, ha mostrato dinosauri in posture inattese (come i Megaraptor che si riposano al suolo, o immersi nella neve), ha proposto elaborate strutture tegumentarie nei sauropodi, e li ha fatti tornare a sguazzare felicemente negli stagni, dai quali il bakkerismo più ortodosso li aveva del tutto esclusi.
I sauropodi nelle paludi? Perché no?

Anche i Megaraptor si riposavano

Tutto ciò non vuole sminuire la novità e l'interesse meritato per All Yesterdays, opera veramente interessante e significativa, ma vuole ricordare a chi fosse stato distratto, che quel libro non è il "creatore" di una nuova paleoarte, bensì il più illustre rappresentante di una intera nuova generazione di paleontologi e artisti che, in modo critico e lucido, sta scrivendo un nuovo capitolo della storia della rappresentazione del Tempo Profondo.

09 dicembre 2012

I dinosauri in politica!

Raramente contamino questo blog con vicende di mera contingenza politica e sociale. Non perché io sia disinteressato a questi temi (anzi, tutt'altro!), ma perché Theropoda è un blog di paleontologia, al più interessato alle emanazioni extra-scientifiche dei concetti paleontologici, e non vuole essere altro.
Tra le emanazioni extra-scientifiche dei dinosauri è incluso il termine stesso "dinosauro", il quale ha, a livello generale, un significato ed un uso del tutto slegato da ciò che, oggi, è il concetto scientifico di "dinosauro".
In questi giorni, in cui in Italia si apprestano due mesi di campagna elettorale per il rinnovo del Parlamento nazionale, è già tornato in uso il solito trito e ritrito aggettivo "dinosauro" negli slogan e nelle dichiarazioni di politici e sostenitori di questo o quello schieramento.
Ovviamente, il loro uso di "dinosauro" è molto lontano da ciò che i paleontologi intendono per "dinosauro". Il termine "dinosauro", fuori dal campo dei paleontologi dei vertebrati, è ancorato a significati e concetti vecchi di almeno 50 anni, oggi scientificamente superati, ma che ormai sono consolidati nel discorso colloquiale, per un corollario della solita legge generale che la diffusione delle conoscenze scientifiche nella popolazione è sempre in ritardo di una o più generazioni, e, quindi, che le attuali generazioni fanno riferimento a concetti scientifici vecchi di un paio di generazioni precedenti. "Dinosauro", infatti, è ancora oggi un dispregiativo, se non un insulto, che viene utilizzato come sinonimo di "arretrato, superato, vecchio, obsoleto, letargico" in quanto ancorato alla visione post-vittoriana (o comunque precedente gli anni '70 del XX secolo) di dinosauro, inteso come gruppo totalmente estinto di creature evolutivamente arretrate, mescolato con una visione muscolare dell'evoluzione, per cui l'estinzione è un marchio di infamia che sigilla gli inevitabili fallimenti della storia.
Ogni volta che sento o leggo il termine "dinosauro" applicato a politici, classi sociali, gruppi di potere e categorie umane, provo inevitabilmente del fastidio. Comprendo il senso della parola "dinosauro" usata in quel contesto, e spesso condivido i motivi di chi ha usato quella parola in quel contesto; ma al tempo stesso sono un paleontologo, che studia proprio i dinosauri, gli organismi da cui la parola "dinosauro" è tratta, e provo un mix di dispiacere e rancore nel vedere perpetuare il vecchio concetto di dinosauro, perpetuato e mantenuto in vita dall'abuso strumentale e palesemente ignorante di quella parola.
Non sono così ingenuo da sperare che un giorno, in futuro, la parola "dinosauro" sarà usata come aggettivo nello stesso modo e senso con cui la userei io fuori dalla paleontologia, ovvero, come sinonimo di "complesso, affascinante, efficiente, vincente e persistente" (perché è quello il vero senso che i dinosauri dovrebbero trasmetterci), ma auspico che almeno il vecchio significato scompaia.
Qualcuno, non-paleontologo, probabilmente sta pensando che questo post è un'esagerazione, e che, alla fine, si tratta solamente di "parole", e che i dinosauri sono comunque un tema secondario e marginale delle scienze. Posso dare ragione a queste obiezioni, ma resta il fatto che le parole veicolano concetti, e se un concetto è sbagliato, quella parola trasmette ignoranza. Ed una società ignorante è mantenuta tale dal perpeturare degli errori.
Perché vorrei che "dinosauro" smettesse di essere inteso come dispregiativo? Perché non solo perpetua un errore, ma cela e nasconde una bellissima verità, ovvero, che "dinosauro", qualora fosse aggiornato a ciò che conosciamo dei dinosauri, sarebbe un complimento molto positivo.
Come altrimenti definireste un gruppo di creature che persiste con successo per 250 milioni di anni, e che ancora oggi popola la Terra con 10 mila specie gloriosamente piumate? Come definireste altrimenti un gruppo di creature che ha prodotto i più grandi, potenti e maestosi animali che abbiano camminato sulla Terra? Come definireste altrimenti un gruppo di creature capaci di crescere fino a dozzine di metri di altezza, sviluppare corpi di decine di tonnellate, permettere la complessa locomozione bipede in corpi pesanti varie tonnellate, che ha evoluto la forma di locomozione più elegante e suggestiva, il volo degli uccelli, e che ha sviluppato forme sempre nuove, elaborate, meravigliose e suggestive? 
Esseri così straordinari, affascinanti e meravigliosi possono solo ispirare un aggettivo ugualmente positivo e potente!
Magari ci fossero veramente dei politici "dinosauri", perché in tal caso, essi sarebbero meritevoli della mia stima, fiducia, rispetto ed ammirazione!

06 dicembre 2012

"Thecodontosaurus" alophos vs Nyasasaurus parringtoni AGGIORNAMENTO

Cervicali anteriori di SAM-PK-K10654 (modificato da Nesbitt et al. 2012)
Nello studio che istituisce Nyasasaurus, Nesbitt et al. (2012) includono come esemplare riferito a Nyasasaurus parringtoni una serie di vertebre presacrali (tre cervicali anteriori e due dorsali) di un dinosauriforme di dimensioni paragonabili a quelle dell'olotipo. Queste vertebre, che formavano a loro volta il tipo di Thecodontosaurus alophos -un probabile nomen dubium-, sono caratterizzate da un marcato allungamento delle cervicali (per gli standard archosauriformi basali), presenza di un dislivello dorsoventrale tra le faccette anteriore e posteriore, una fossa posterolaterale dell'arco a livello della base delle postzigapofisi, e ridotte epipofisi. Le fosse prespinali sono profonde, ed è presente una lamina interpostzigapofiseale. Le dorsali sono ugualmente allungate e presentano iposfene.  Il mix di caratteri è quello che mi aspetterei per un saurischio basale... 
Sebbene Nesbitt et al. (2012) riferiscano l'esemplare (SAM-PK-K10654) a Nyasasaurus, nelle vertebre in questione non sono identificabili autapomorfie di questo taxon, e l'attribuzione è dovuta solamente alla simpatria, alla dimensione comparabile ed alla generale simplesiomorfia condivisa da dinosauriformi prossimi alla base di Dinosauria. Può essere che in futuro questi resti siano attribuibili a Nyasasaurus in base a nuovi fossili che nostrino in un solo individuo tutti i caratteri appena citati assieme ad un omero come quello di Nyasasaurus, ma fino ad allora tale attribuzione è una da considerare una forzatura.
Come suggerito da un commento di Mickey Mortimer, è opportuno testare in Megamatrice le affinità dei due esemplari separatamente.
Il risultato dell'analisi con i due esemplari separati colloca l'olotipo di Nyasasaurus e SAM-PK-K1065 come sister-taxa, e ciò quindi non smentisce l'attribuzione del secondo al primo sostenuta da Nesbitt et al. (2012). La disgiunzione dei due OTU, tuttavia, assieme ad alcuni aggiornamenti di codifiche che ho realizzato oggi, ha lievemente alterato la posizione di Nyasasaurus rispetto al precedente analisi: esso è sempre in Sauropodomorpha, ma in posizione più basale rispetto alla precedente. Ciò riduce il numero di ghost-lineages da imporre calibrando il cladogramma con la stratigrafica. Pertanto, anche se lievemente modificate nei dettagli (tra cui l'entità delle diversificazione sauropodomorfa all'Anisico), le conclusioni del precedente post paiono confermate.

Aggiornamento del 07 dicembre 2012
Alla luce di alcune considerazioni discusse nel post, ho aggiornato Magamatrice, in particolare ho rivisto alcune delle codifiche di Panphagia e Pampadromaeus [con una matrice con 1530 caratteri è necessario ogni tanto fare il rodaggio anche dei taxa già inseriti, per controllare eventuali codifiche errate o mancanti]: il risultato, relativo alle posizioni di Nyasasaurus e "T." alophos, è il seguente:
Nyasasaurus è risultato un Saurischia incertae sedis: le sue posizioni alternative sono come saurischio basale, come sauropodomorfo e come theropode sister-taxon di Tawa.
"T." alophos risulta stabilmente un sauropodomorpho.
Per ora, non è possibile discriminare le alternative se siano sinonimi o meno: in attesa di nuovi dati futuri, i due OTU restano distinti per non creare una chimera.



Bibliografia:
Nesbitt SJ, Barrett PM, Werning S, Sidor CA, Charig AJ. 2012 The oldest dinosaur? A Middle Triassic dinosauriform from Tanzania. Biol Lett 9: 20120949.

05 dicembre 2012

Nyasasaurus parringtoni: il più antico dinosauro?

Come ho manifestato più volte, io sono un fan delle rivalutazioni museali: la pratica di riaprire i vecchi cassetti delle collezioni museali, spesso chiusi da molti decenni, per riprendere in mano esemplari meritevoli di una seconda opportunità, o di una revisione alla luce dei progressi paleontologici avvenuti da quanto tale cassetto fu chiuso.
Inoltre, sono un fan dei taxa basali, prossimi all'origine delle principali linee evolutive. In più, sono un patito dei fossili frammentari, apparentemente secondari ma invece ugualmente preziosi (anzi, più preziosi proprio perché frammentari). Infine, ho un debole per i fossili africani.
Mescolate quindi queste differenti passioni e otterrete un post molto meritevole di essere scritto.
Alan Charig, paleontologo inglese scomparso una quindicina di anni fa (il "padre" di Baryonyx, per intenderci) nella sua tesi di dottorato descrive una serie di fossili di età medio-Triassica dalla Tanzania. Da alcuni di questi esemplari egli identificò un possibile proto-dinosauro, che battezzò "Nyasasaurus parringtoni". L'esemplare ha subìto un oblìo di molti lustri fino ad oggi, quando Nesbitt et al. (2012) ridescrivono nel dettaglio Nyasasaurus e ne stabiliscono le affinità dinosauriformi. Nyasasaurus è basato su un omero parziale ad una serie di vertebre: sia l'omero che le vertebre presentano sinapomorfie dinosauriformi e dinosauriane, come l'espansione e curvatura della cresta deltopettorale, la presenza di fosse pneumatiche nelle cervicali e di iposfene nelle dorsali. Le sacrali incudevano una terza vertebra. L'analisi di Nesbitt et al. (2012) non risolve la posizione di Nyasasaurus aldilà di Dinosauriformes più vicino a Dinosauria rispetto a Silesauridae, con incertezza se Nyasasaurus sia effettivamente interno o meno a Dinosauria.
Megamatrice colloca Nyasasaurus in Guaibasauridae, come Sauropodomorpha basale, anche se, data la frammentarietà del nuovo taxon africano, la relativa omoplasia della base di Saurischia e la campionatura non elevata di Sauropodomorpha, considero questo risultato come provvisorio e suscettibile di modifiche.
Posizione di Nyasasaurus secondo Megamatrice. Neotheropoda collassato per brevità.
Nyasasaurus è risalente all'Anisico, simpatrico del silesauride Asilisaurus, e precede tutti gli altri Dinosauria noti di circa una decina di milioni di anni: se la sua posizione interna a Dinosauria (se non addirittura in Sauropodomorpha) fosse confermata, ciò implicherebbe una massiccia fase di radiazione e cladogenesi di Dinosauriformes precedente l'Anisico, quindi quasi a ridosso del limite Permo-Triassico. Ciò avrebbe interessanti implicazioni sui modi e tempi dell'origine dei dinosauri.

Bibliografia:
Nesbitt SJ, Barrett PM, Werning S, Sidor CA, Charig AJ. 2012 The oldest dinosaur? A Middle Triassic dinosauriform from Tanzania. Biol Lett 9: 20120949.

Coming Soon: Il più antico dinosauriforme prossimo alla base di Dinosauria

04 dicembre 2012

Eye of Sauron: You are doing it Wrong!

L'Occhio di Sauron nell'Antorbita di Sauroniops. Notare lo sguardo giustamente sconvolto dell'Homo.
Era inevitabile che qualcuno facesse questo errore. 
Ecco cosa accade a non avere le sacrosante nozioni di anatomia comparata...
L'immagine qui sopra, che ho trovato in un sito in lingua russa, ha collocato l'occhio di Sauron nel posto sbagliato del cranio ipotetico di Sauroniops... col risultato che la nobile parvenza dell'allungato rostro theropodiano è stata bistrattata come se fosse quella di un comunissimo sfenodonte... 
Quella in cui è collocato erroneamente l'occhio di Sauron è infatti la FINESTRA ANTORBITALE.
La finestra antorbitale, una caratteristica degli archosauriformi (tranne nei gruppi in cui è scomparsa secondariamente, come i coccodrilli moderni), lo dice il nome stesso, è posta ANTeriormente all'ORBITA. L'orbita è invece quella apertura subito posteriore, in questo caso a forma vagamente di serratura e bordata da lacrimale, jugale e postorbitale. In vita, il bulbo oculare era alloggiato nella parte dorsale della cavità orbitale.
Se proprio volete inserire l'Occhio di Sauron in Sauroniops, dovete fare così:
Il fiero muso allungato che nobilita i cladi superiori

03 dicembre 2012

Theropodan the Avemetatarsalian

Between the fall of First Great Sinapsids, and the rise of the sons of Theriids, 
There was an Age undreamed of. 
And onto this, Theropodan, destined to rule the jeweled crown group of Archosauria upon a bipedal posture. 
It is I, its chronicler, who alone can tell thee of its saga. 
Let me tell you of the Days of High Amniots!

29 novembre 2012

Chi fu a colonizzare le terre emerse... per ultimo?

L. Gonick - Cartoon History of the Universe (1990)
Potrei limitare il post a questa vignetta di L. Gonick, se non fosse che essa, proprio perché disegnata da un discendente di quel pesce sarcopterigio che si autoproclama primo animale terrestre, è essa stessa parte della gigantesca mistificazione nella quale tutti noi siamo stati immersi fin da bambini, una cospirazione riduzionista, lineare e finalista, volta a indottrinare ognuno di noi alla verità della nostra intrinseca superiorità. Difatti, per quanto corretta nel ridicolizzare la versione canonica che dipinge i proto-tetrapodi come primi animali terrestri a colonizzare le terre emerse, questa vignetta è ancora parte della grande mistificazione, che non solo ha imposto i tetrapodi come Primi ad invadere la terraferma, ma li ha anche imposti come Ultimi a colonizzarla, in virtù dell'inossidabile paradigma progressista e lineare della Scala Naturae, nel quale la storia della vita è una sequenza di tappe priva di ramificazioni e orientata verso di noi.
Sono sicuro che molti di voi già "sanno" che i proto-tetrapodi, nostri antenati, nostri antenati Paleozoici, non furono i primi a colonizzare le terre emerse. Ma quanti di voi sanno che quei proto-tetrapodi NON furono gli ultimi? Ma come? Penserete, non furono i vertebrati gli ultimi ad uscire dalle acque? Dopo tutto, la sequenza di colonizzazione delle terre emerse non fa parte di un processo evolutivo progressivo, a tappe "progressivamente più evolute"? Non furono per prime le piante, poi seguite dagli insetti, per poi fornire le condizioni idonee affinché gli animali "evoluti", i vertebrati, potessero infine (anzi, finalmente!) invadere le terre?
Quella che ho appena narrato è la vulgata classica, quella che tutti, anche i meglio informati, conoscono e danno per scontata. La realtà, per nostra fortuna, è invece molto più complessa, elaborata, intricata e, sopratutto, per niente scontata.
Ripercorriamo le varie invasioni delle terre emerse, nella loro sequenza cronologica. 

28 novembre 2012

Esiste un trend generale nell'origine di Deinocheirus, Gigantoraptor e Therizinosaurus?

Deinocheirus, Gigantoraptor e Therizinosaurus sono i massimi maniraptoformi noti. Le loro dimensioni gigantesche (tutte stimate sopra le 3 tonnellate, con Therizinosaurus e Deinocheirus probabilmente oltre le 6 tonnellate) sono il risultato di specializzazioni particolari o riflettono un trend generale al gigantismo nei maniraptoriformi non-paraviani? 
Zanno e Makovicky (2012) analizzano la distribuzione nel tempo delle dimensioni corporee stimate di ornithomimosauri, oviraptorosauri e therizinosauri, al fine di stabilire se esistano dei trend generali verso grandi dimensioni in questi cladi.
Le differenti analisi statistiche effettuate individuano dei trend significativi nelle dimensioni di questi theropodi nel tempo. Tuttavia, tale correlazione non è associata ad un segnale filogenetico: ciò è interpretabile come effetto di tendenze passive (ovvero, conseguenza della mera diversificazione dei cladi nel tempo, con progressiva occupazione di nuove nicchie) e non come una tendenza "attiva" selezionata a scapito delle specie di dimensioni inferiori.
Gli autori notano che gli attuali dati sono vincolati dal grado di preservazione del record fossile, in maniera selettiva dal punto di vista ecologico: ad esempio, se si confrontano le variazioni delle dimensioni tra ornithomimosauri e therizinosauri simpatrici (coesistenti nelle stesse formazioni) nel tempo, si osserva che le variazioni di dimensione nei due gruppi seguono trend "paralleli". 
Le due osservazioni appena citate (esistenza di un trand passivo e esistenza di correlazioni ecologiche nell'evoluzione dei diversi cladi simpatrici) sono manifeste e integrate nella formazione Nemegt, la più recente tra quelle analizzate, che è difatti quella con il massimo therizinosauride ed il massimo ornithomimosauro.

Bibliografia:
Zanno LE, Makovicky PJ. 2012 No evidence for directional evolution of body mass in herbivorous theropod dinosaurs. Proc R Soc B 280: 20122526

23 novembre 2012

Avi-Alare

La nozione che l'ala degli uccelli derivi sia nella struttura osseo-muscolare che nell'apparato tegumentario del braccio dei theropodi mesozoici è ormai universalmente acquisita. Tuttavia, non sempre questa nozione è compresa e colta nella sua complessità, sopratutto da molti "illustratori paleontologici". Una rapida ricerca in rete dimostra che per molti è sufficiente disegnare una "frangia" sull'avambraccio di un theropode per risultare aggiornati. In realtà, il processo di "avializzazione" (qui inteso come "formazione dell'ala da uccello") fu molto più elaborato di una mera applicazione di extension dall'estetista evolutivo.
Se escludiamo l'enigmatica questione delle presunte "papille ulnari" di Concavenator, che potrebbero essere solamente cicatrici ossee dei legamenti tra radio e ulna (e quindi non avere alcun legame - gioco di parole - col piumaggio), il primo stadio dell'evoluzione dell'ala è rappresentato dal braccio filopiumoso presente nei Maniraptoriformes basali: la recente scoperta di un complesso sistema di "rachidi" disposti su molti piani nell'avambraccio degli ornithomimidi ha mostrato quella che potrebbe essere stata la prima fase di quel processo che, a posteriori, chiamiamo "evoluzione dell'ala". In questo stadio, l'ala è probabilmente poco più che una vistosa copertura di lunghi filamenti che ricopre l'intero avambraccio senza particolare distinzione tra un piano "portante" ed uno che batte l'aria. Difatti, nessun ornithomimosauro è mai stato ipotizzato capace di volare.
Caudipteryx (fonte: Wikipedia)

Uno stadio successivo è dato dai Maniraptora basali, come Caudipteryx, in cui si hanno delle vere e proprie remiganti inserite sul margine laterale dell'ulna e sul secondo dito. A differenza dell'ala degli uccelli moderni, le penne sono relativamente corte e strette, le primarie sono più corte delle secondarie, e tutte hanno un vessillo simmetrico: questo mix di caratteri rende l'ala caudipteryde priva di qualsiasi funzione nel volo.
Uno stadio successivo "verso l'ala" è rappresentato dall'ala di Anchiornis, la quale, rispetto a quella di Caudipteryx, ha le remiganti primarie lunghe quanto le secondarie. Per il resto, tuttavia, l'ala di questo paraviano basale non mostra ulteriori adattamenti al volo (Longrich et al. 2012).
L'ala di Microraptor e quella di Archaeopteryx mostrano due possibili alternative di "proto-ala", forse evolutesi indipendentemente una dall'altra: rispetto all'ala di Anchiornis, entrambe queste ali presentano remiganti con un vessillo asimmetrico, quindi potenzialmente in grado di avere una funzione aerodinamica. In Microraptor, le primarie sono molto più lunghe delle secondarie, mentre in Archaeopteryx le penne mostrano una maggiore ampiezza rispetto alla condizione vista precedentemente. Non è chiaro in quale di questi due modelli sia da collocare l'origine dell'ala tipicamente aviana. Archaeopteryx mostra un carattere assente nelle ali precedenti (ad eccezione, forse, di Microraptor): le penne remiganti sono molto più lunghe delle copritrici, di fatto rendendo l'ala estesa solamente su un piano delle penne (Anchiornis conserva ancora una serie sovrapposta di strati piumati, simile alla condizione ipotizzata negli ornithomimidi).
Microraptor (fonte: Wikipedia)

L'ala di Sapeornis ricorda quella di Microraptor nell'allungamento delle primarie, ma è con Confuciusornis che abbiamo una possibile "prima vera ala". Tuttavia, rispetto all'ala degli ornithothoracini, praticamente identica a quella moderna, i due pigostiliani basali appena citati non presentano l'alula, quel piccolo ciuffo di penne sul primo dito della mano che permette di regolare il flusso d'aria a bassa velocità, un requisito fondamentale per manovrare complesse manovre dell'ala. Curiosamente, l'alula appare presente in Microraptor.
L'ala "moderna", che osserviamo anche negli enantiorniti, è quindi una sommatoria di differenti innovazioni morfologiche, avvenute in momenti distinti dell'evoluzione dei theropodi: non fu quindi un "salto evolutivo" bensì una serie graduale di modifiche, ognuna delle quali non particolarmente "drammatica" o "radicale" rispetto agli stadi as essa adiacenti. Aspetto molto interessante, che dà sostegno alla teoria evoluzionistica, la sequenza delle "ali" che ho illustrato corrisponde alla sequenza filogenetica dei maniraptoriformi emersa dall'analisi degli scheletri: (Ornithomimosauria (Oviraptorosauria (Deinonychosauria (Sapeornis (Confuciusornis (Enantiornithes, Ornithurae)))))).

Bibliografia:
Nicholas R. Longrich, Jakob Vinther, Qingjin Meng, Quangguo Li and Anthony P. Russell (2012) Primitive Wing Feather Arrangement in Archaeopteryx lithographica and Anchiornis huxleyi. Current Biology (advance online publication) doi: http://dx.doi.org/10.1016/j.cub.2012.09.052



19 novembre 2012

"Capolavoro" del XX secolo

Nel weekend appena concluso, sono stato a Monfalcone, non molto lontano dalla località-tipo di Tethyshadros insularis, assieme a Fabio Marco Dalla Vecchia, Lukas Panzarin, Emiliano Troco, Marco Auditore e Alessandro "Iguanodontia" Marisa.
"Allosauro e Stegosauro" (S. Bellini, ?1979)
Non vi tedierò con i nostri discorsi su ontogenesi e filogenesi degli ornithischi, evoluzione dell'insularità negli hadrosauroidi, neotenia e altre noiose questioni paleontologiche. Al contrario, vi delizierò con un capolavoro che abbiamo scoperto nella ricca biblioteca del Gruppo Speleologico Monfalconese, un'opera di eccelsa paleoarte della fine del XX secolo, rimasta nascosta e dimenticata per 30 anni in un libro tra i tanti presenti negli scaffali, e che ora tutti noi dobbiamo rivalutare e omaggiare con il dovuto merito.

Disclaimer: siccome esistono persone che non colgono la sottile ironia in alcuni miei post, specifico che questo post era sarcastico.

16 novembre 2012

Un Frontale per Dominarli Tutti

Sauroniops conquista la tv nazional-popolare! Grande Matteo!
"Quanto mi secca avere sempre ragione." (cit.)
Come scrissi nel primissimo post sulla "sociologia del nome di Sauroniops", l'Occhio di Sauron aveva la potenzialità di catalizzare una spropositata quantità di attenzione su un altrimenti insignificante esemplare (insignificante a meno che voi non siate paleontologi dei theropodi), generando un vero e proprio "fenomeno mediatico". La mia previsione si è rivelata corretta: il nome ha dilagato come un'orda di orchi abbattendo qualunque fronte raggiungibile!
A due settimane dalla pubblicazione dell'articolo che istituisce Sauroniops, questo nome ha superato l'assurda cifra di oltre 30 mila riferimenti su Internet (non credete? vi basta digitare "Sauroniops" su Google e vedere cosa salta fuori), ed è stato menzionato in tweet, citato su pagine di news, discusso, riferito in blog, ha avuto pagine dedicate in siti giornalistici importanti come The Huffington Post, video di YouTube, ha generato illustrazioni ispirate in modo più o meno realistico al suo nome, ha ricevuto un'intervista radiofonica (alla quale mi sono prestato alcuni giorni fa) ed infine, come apoteosi pop postmoderna che rende onore a Andy Warhol, ha avuto infine una comparsata sulla prima televisione nazionale italiana, questa mattina - in cui ho preferito mandare come ospite il nostro Matteo Fabbri, ambasciatore della dinosaurologia al posto del mio grugno feroce.
Riflettete tutti su questo interessante episodio: un paleontologo decide di battezzare una nuova specie di dinosauro con un nome "cool" e ciò basta a generare tutto questo esagerato clamore? Sia chiaro, io sono felice del successo mediatico della "mia creatura", e mi sono molto divertito in questa settimana a leggere commenti di nerd entusiasti, a vedere che qualcuno ha speso parte del suo tempo a scrivere qualcosa su Sauroniops, mi ha fatto molto piacere rispondere alle domande dei giornalisti che mi hanno scritto, e mi sono divertito un mondo a vedere Matteo in tv con la sua bella giacca che parlava per qualche minuto della nostra pubblicazione. E sapere che tutto ciò deriva dalla mia decisione di battezzare Sauroniops non fa che esaltare la mia vanità di demiurgo ultrazionale.
Ma resta la domanda fondamentale: come è possibile che sia stato sufficiente per me intuire le potenzialità di un nome pacchianamente pop per generare il caso paleo-mediatico più sproporzionato degli ultimi anni? Possibile che sia sufficiente battezzare una specie in modo cool per avere un po' di meritata attenzione? 
Pertanto, cari amici paleontologi, suggerisco a tutti di seguire il mio esempio: spremete le vostre meningi e battezzate i vostri taxa con nomi cool: non per vanità, non per andare in televisione, ma per sperare che l'ostilità generale del pubblico che normalmente circonda la paleontologia sia in parte infranta dalla vostra fantasia ed originalità. Fatelo per aiutare la divulgazione della paleontologia.

11 novembre 2012

Grazie

Archaeopteryx lithographica - esemplare del Haarlem Museum (fonte: Wikipedia)
La stima e la considerazione dei propri pari sono il retaggio di una concezione "nobile" delle relazioni personali e sociali e che oggi, purtroppo, pare sempre più venire meno.
Prima ancora che il conseguimento di riconoscimenti ufficiali, medaglie o titoli, ciò che dovrebbe guidare le nostre azioni dovrebbe essere la volontà di ottenere la stima degli altri. Niente è più sicuro e saldo attestato di merito che essere coinvolti da altri in attività scientifiche, perché nel far ciò occorre solamente la propria capacità, e non conta chi siamo, da dove veniamo e quanto ricca e potente possa essere la nostra posizione sociale. Assieme alla capacità è fondamentale la fiducia. Essere disonesti, ingrati ed avidi è un peccato mortale nella scienza, che porta in breve tempo alla disaffezione e all'isolamento da parte dei propri pari. Nessuno è disposto a coinvolgerti nelle proprie ricerche, a condividere con te le proprie informazioni, materiali e risorse, se sei una persona disonesta.
Un piccolo esempio del valore dei grandi che ci hanno preceduto nella nobile disciplina della paleontologia dei theropodi è narrato da Currie e Padian nella dedica a J. Ostrom che essi hanno incluso nella loro Encyclopedia of Dinosaurs (1997).
Si narra di quando Ostrom, nel 1973, si recò nel Museo di Haarlem, in Olanda, per visionare la piccola collezione di pterosauri del Giurassico Superiore bavarese là presente. Fu lì, osservando un esemplare costituito solamente dei resti degli arti posteriori e classificato come Pterodactylus crassipes, che Ostrom si rese conto che quello che stava osservando non era uno pterosauro, bensì un esemplare di Archaeopteryx, fino ad allora del tutto frainteso. Erano persino visibili tracce del piumaggio! Immaginate l'emozione di Ostrom nel rendersi conto di cosa aveva davanti: Archaeopteryx, l'icona della paleontologia e dell'evoluzionismo! Ad aumentarne l'importanza, va ricordato che a quei tempi si conoscevano non più di una manciata di esemplari (oggi sono circa una dozzina)! Si trattava quindi di una ri-scoperta notevole, quel tipo di scoperte che ogni paleontologo vorrebbe effettuare almeno una volta nella vita. Ostrom racconta che, in quel momento, fu preso da un dilemma sul come comportarsi con il curatore del museo di Haarlem. Avrebbe potuto fingere di non aver riconosciuto l'Archaeopteryx, chiedere al curatore di prendere in prestito quello che era ancora un banale pterosauro frammentario, portarlo via con sé e solo dopo, "giocando in casa" dichiarare in pompa magna di aver "scoperto" un nuovo Archaeopteryx. Oppure, poteva dire al curatore quello che aveva appena scoperto, ma con il rischio che lo stesso curatore, una volta scoperto il valore del fossile nel suo museo, decidesse di non concedere più ad Ostrom il permesso di studiarlo. Dopo tutto, Ostrom non conosceva personalmente il curatore, e non poteva sapere come questo si sarebbe comportato di fronte ad una simile scoperta. E nessuno avrebbe potuto impedire al curatore di tenere il fossile tutto per sé, dato che apparteneva alla collezione di sua competenza.
Ostrom scelse di essere onesto e sincero con il curatore, e di renderlo partecipe della straordinaria scoperta che aveva fatto. 
L'anziano curatore, alla notizia di avere un Archaeopteryx esclamò: "lei he reso famoso il nostro piccolo museo!". Detto ciò, si allontanò con il fossile tra le mani.
A quella scena, Ostrom, sconsolato, non potè fare altro che indirizzarsi verso l'uscita del museo, quando fu fermato dal curatore, il quale, avvicinandosi nuovamente al paleontologo, gli porse il piccolo fossile di Archaeopteryx, impacchettato ben bene dentro una scatola, pronto per seguire Ostrom in America per essere studiato. 

Da questo piccolo episodio di grande correttezza reciproca tra un paleontologo americano ed un anziano curatore olandese è partita la rivalutazione dell'origine dinosauriana degli uccelli, che avrebbe poi visto le comparazioni tra Archaeopteryx, Compsognathus e Deinonychus ad opera dello stesso Ostrom a metà degli anni '70, venti anni prima che dalla Cina iniziassero ad emergere i famosi coelurosauri piumati.

Ho voluto raccontare questa piccola ma bella storia per ricordare che la Scienza è innanzitutto una nobile impresa tra persone eccellenti, non solo dal punto di vista intellettivo, ma anche etico e morale.

Salito sulle spalle di un gigante come Ostrom quindi ringrazio tutti coloro che in questi anni hanno avuto fiducia nelle mie capacità e mi hanno ingaggiato a collaborare con loro per le loro ricerche e nei loro studi.